Innovazione nell’energia, il contributo delle microalghe

Innovazione nell’energia, il contributo delle microalghe

Avviato da Endesa un progetto, unico nel suo genere in Europa, per la cattura della CO2 emessa da una centrale a carbone tramite coltivazione di microalghe

Le microalghe sono organismi vegetali unicellulari acquatici con una crescita che, opportunamente stimolata, è molto più rapida di quella delle piante terrestri. Il che, in pratica, vuol dire una produzione assai maggiore di biomassa.
Per questo motivo sono oggetto di intensi studi in ambito energetico. Appaiono, infatti, particolarmente idonee per l’assorbimento della CO2 e per la produzione di biocombustibili, oltre ad altri usi comunque importanti, come la depurazione di acque reflue e la produzione di biomolecole.

Rispetto alle biomasse convenzionali, vi sono numerosi fattori che sulla carta giocano a favore delle microalghe.
La loro produzione non è in concorrenza con quella agricola o forestale e non prevede nemmeno un rilevante consumo di acqua dolce, potendo essere coltivate su terreni marginali o superfici acquatiche, utilizzando acqua salmastra o anche acque reflue da usi diversi.
La resa produttiva è teoricamente altissima: superiore a 60 tonnellate di biomassa secca per ettaro l’anno, nelle quali vengono fissate oltre 120 tonnellate di CO2.
Inoltre si riproducono con grande velocità: alcune specie raddoppiano più volte al giorno la propria massa, il che lascia prospettare la possibilità di una produzione in continuo, senza l’esigenza di costosi e complessi sistemi logistici di raccolta, trasporto, lavorazione e stoccaggio. Infine la massa di alcune microalghe è costituita fino al 50% in peso da lipidi e oli naturali, il che garantisce una produzione di biocarburanti, per unità di superficie, molte volte superiore alle migliori piante terrestri oggi utilizzate e a costi inferiori.

Per contro la ricerca e sperimentazione è ancora all’inizio. Si lavora per ottimizzare un po’ tutti gli aspetti della filiera: dalla selezione dei ceppi di microalghe alle tecnologie di coltivazione, dalla qualità e trattamento delle acque alla gestione di luce, temperatura, nutrienti e CO2 da far assorbire in relazione alle varie specie in coltivazione.
Vi sono numerose sperimentazioni in corso a livello mondiale (prevalentemente mirate alla produzione di biodiesel), ma è ancora presto per poter affermare se lo sfruttamento delle microalghe costituirà davvero una grande innovazione per il settore energetico nel prossimo futuro.

In quest’ottica riveste grande interesse l’esperienza avviata dal gruppo Enel per la cattura della CO2prodotta dalla centrale spagnola di Carboneras (Almerìa) tramite coltivazione di microalghe.

Il progetto di Endesa, unico nel suo genere in Europa, prevede l’installazione di un impianto pilota di coltivazione delle microalghe, su una superficie iniziale di 1.000 metri quadrati, che durante la crescita cattureranno fino a 110 tonnellate di CO2/anno proveniente dalla combustione della centrale. Dalla biomassa prodotta potrà poi essere ricavata energia sotto forma di biodiesel.

Il progetto impiegherà una tecnologia sviluppata nell’ambito del progetto CENIT CO2 (Consorcios Estratégicos Nacionales en Investigación Técnica), avviato nel 2006 con il patrocinio del Ministero della Scienza e dell’Innovazione spagnolo.

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